A gallery of precarious stories — a series of portraits taken in various Italian cities: Milan, Palermo, Bologna, and Rome. Each subject is photographed in their bedroom: a refuge and a symbol of a multifunctional space devoted to rest, work, or leisure.
«Mi sono rotto, io mi sono rotto, / non ho più voglia di abitare lo Stivaletto / non ha più senso rimanere grazie di tutto / aspetto ancora fine mese poi mi dimetto / Tanto il mio lavoro è inutile, diciamo futile / essenzialmente rimovibile, sostituibile, regolarmente ricattabile / il mio lavoro è bello come un calcio all’inguine dato da un toro / il mio lavoro è roba piccola fatta di plastica / che piano piano mi modifica, mi ruba l’anima / dice “il lavoro rende nobili” non so può darsi, / sicuramente rende liberi di suicidarsi / e io mi sono rotto, io mi sono rotto, / non ho più voglia di abitare lo Stivaletto / non ha più senso rimanere grazie di tutto / aspetto ancora fine mese poi mi dimetto»*
*Daniele Silvestri, Precario è il mondo, S.C.O.T.C.H. 2011.