Babel (2015-2018) Michela Battaglia & Stefano De Luigi


Babel è una riflessione visiva sull’uso della fotografia attraverso una delle testimonianze più rilevanti della civiltà capitalista: la cartellonistica pubblicitaria (fotografie dei manifesti della metropolitana di Parigi) e le immagini estrapolate dalle riviste di propaganda Daesh*. È un lavoro che cerca di coniugare messaggi contrastanti, in apparenza antitetici. È una raffigurazione della guerra perseguita con altri mezzi, combattuta su altri campi, tra un Occidente che accusa una perdita di identità e un fantomatico Califfato che propone valori radicali che stravolgono una delle religioni più importanti del mondo. 

Siamo osservatori neutrali o siamo ostaggi inconsapevoli? 

Da questa domanda lecita nasce Babel, dalla constatazione di essere i gessetti colorati che scrivono incoscienti una storia. Individui impotenti, testimoni che, malgrado loro, attraversano un cambiamento epocale. 

Il risultato è una manipolazione digitale. Michela Battaglia (’82) e Stefano De Luigi (’64) partono da un omaggio a Mimmo Rotella e scelgono come punto di incontro un quadrato bianco dove si incontrano, su un nuovo piano, le loro diverse generazioni ed educazioni visive. Così le stratificazioni di fotografie pubblicitarie e propagandistiche danno vita a nuove immagini che, in qualche modo, costringono a fermarsi. 

Nel 2003 Susan Sontag ha scritto: «Lo shock è diventato uno dei più importanti criteri di valore e incentivi al consumo»**. Da allora la soglia di sopportazione si è andata 

alzando. Ci si è assuefatti e, addirittura, si è sempre più bramosi di una certa pornografia del dolore. Di una rappresentazione degradante della donna. Di potere, guadagno e produttività: gli unici valori solidi sui quali sembra possibile costruire un’esistenza degna. Dall’altra c’è un’offerta di appartenenza, di riscatto dalla solitudine, dall’anonimato e dall’emarginazione sociale. 

In entrambi i casi parvenze, degenerazioni. 

Babel racconta il nostro quotidiano incosciente, violentato da una fitta pioggia di immagini, dalla quale è inutile scappare e impossibile ripararsi. 

Tanto vale, allora, smettere di correre e aprire gli occhi senza avere paura.


Babel is a visual meditation on the use of photography through two of the most significant examples in today’s capitalistic society: billboard advertising (photographs of adverts on the walls of the Paris underground) and images taken directly from Daesh propaganda magazines*. The project aims at combining two contrasting and apparently antithetic messages. It attempts to portray the war which is currently being fought – by unprecedented means, in unprecedented fields – between a Western civilisation, that is suffering from a loss of identity and an self-declared Caliphate, which proposes a whole array of radical moral values, distorting one of the world’s most widespread religions. 

Are we neutral spectators or oblivious hostages? 

Babel was born from this question. From the impression that we are all like coloured pieces of chalk, writing a story we are not conscious of. Powerless individuals and witnesses living through an epochal change, despite ourselves. 

The result is a work of digital manipulation. Michela Battaglia (1982) and Stefano De Luigi (1964) started from a homage to the Italian artist Mimmo Rotella and chose a white square as a their common ground. On this new level, their two different generations and visual cultures met, and the layering of advertising pictures and propaganda photos gave birth to an unprecedented set of images, that invites us to stop and think. 

In 2003, Susan Sontag wrote that: “shock has become a leading stimulus of consumption and source of value.”** Since then, the tolerance threshold has continued to rise. 

On one hand, we have become insensitive to, if not greedy for, a certain level of pornography of pain; a debasing representation of women; the lust for power, wealth and productivity: the only sound values on which, apparently, a life worth living should be built. 

On the other hand there’s a promise of a sense of belonging, of redemption from solitude, anonymity and social exclusion. 

In both cases, there are only appearances, degenerations. 

Babel portrays our unconscious daily life, exposed to the constant abuse from a rainstorm of images that we cannot escape, from which there is no shelter. 

We might as well stop running and open our eyes without fear.

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* Online magazines with propaganda and recruitment purposes: Dabiq (since 2014, published in Arabic, English, German, French), Dar al-Islam (since 2014, published in French) and Rumiyah (since 2016, published in Arabic, English, German, French, Indonesian and Turkish).

** Susan Sontag, Regarding the Pain of Others, Picador, NY 2003, p 23.